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Segantini, tra
luce e simbolo
Capolavori
a Villa Menafoglio Litta Panza.
Lattività
espositiva di Villa Menafoglio Litta Panza, che apre un ciclo di mostre
intese ad indagare il rapporto tra arte e luce, inizia con una straordinaria
mostra che raccoglie dieci capolavori di Giovanni Segantini.
La mostra, curata da Annie Paule Quinsac, la massima studiosa dellopera
segantiniana, a differenza delle altre numerose organizzate in occasione
del centenario della scomparsa del massimo pittore italiano dellOttocento,
pone lattenzione su luce e simbolo, ovvero sulla produzione
della maturità di Segantini, del decennio che precede la sua morte
prematura (a soli 41 anni), causata da una peritonite che lo colse in
una baita a 3000 metri di quota, sullo Schafberg avvolto nella tormenta,
mentre lavorava al Trittico delle Alpi: era il 28 settembre 1899.
dieci
capolavori, alcuni di grandi dimensioni, esposti nello spazio della Scuderia
grande, progettata da Luigi Canonica nel 1830 e restaurata ora su progetto
di
Gae Aulenti, sono stati dipinti tutti in Engadina e non sono mai stati
esposti tutti insieme in Italia.
Uno di questi (Ora Mesta del 1892-93) fu esposto alla Biennale
di Venezia nel 1926; entrato poi in una collezione privata non fu più
visto.
Un altro
famosissimo Primavera sulle Alpi del 1897, esposto da allora
al Museo di San Francisco in comodato, rivenduto dagli eredi lanno
scorso allasta da Christies a New York per 18 miliardi, approderà
finalmente in Italia.
In Engadina Segantini arriva dopo una lunga peregrinazione iniziata nel
1881, quando da Milano decide di trasferirsi in Brianza, a Pusiano, a
Carella, Corneno e Caglio cercando un più immediato contatto con
la natura, un luogo dove potere ascoltare meglio se stesso, capire le
proprie facoltà poetiche ed espressive.
Nascono
qui i primi capolavori come A messa prima del 1884 (in mostra)
ed Alla stanga (1886) che clamorosamente lo impongono allattenzione
internazionale.
Nel 1886 il paesaggio brianzolo, così dolce, tenero, malinconico,
non basta più a Segantini, che decide di trasferirsi a Savognino
nel Cantone dei Grigioni.
Qui trova un paesaggio maestoso ed una luce cristallina che costituiranno
il nucleo della sua nuova ricerca.
A Savognino approfondisce gli studi sulla luce e sul colore, sulla loro
scomposizione e ricomposizione.
In questa stessa direzione muovono le contemporanee ricerche della pittura
scientifica europea che vuole rinnovare lestetica artistica sullo
scorcio del XIX secolo, giustapponendo a una tavolozza di colori puri
il timbro squillante dei complementari.
Segantini
piegherà questa scoperta alle sue necessità poetiche, inventandosi
una tecnica tutta sua che si serve di impasti cromatici già elaborati,
stesi con tratti filamentosi sulla tela, in modo che la luce sia dentro
la pittura e che questa gli permetta comunque di rendere plasticamente
gli oggetti rappresentati.
La luce è per Segantini uno degli elementi fondamentali del suo
linguaggio, non il solo.
Anche il
simbolismo lo è, così come il senso grandioso della natura
che diventa metafora del principio di verità sensibile, e la cosmologia
fortemente simbolica della sua iconografia ultima, che, pur immersa in
una rarefatta luce cristallina tutta mentale, è comunque impregnata
di una sensorialità terrena.
Ed è
forse lansia di superare in una sintesi estrema questo apparente
dilemma tra naturalismo e simbolismo che spinge Segantini a lasciare Savognino
(non solo per i debiti), dove la luce, la vita, il clima umano gli appaiono
non sufficientemente grandiosi ed eroici, per trasferirsi a Maloja (1894).
Segantini
è ora perfettamente consapevole delle sue aspirazioni, del suo
vigore creativo, della padronanza delle sue capacità tecniche.
Tanto da proporre un progetto utopico per lesposizione universale
di Parigi del 1900: realizzare un panorama dellEngadina di 5.000
metri quadrati, per far conoscere al mondo la bellezza della valle in
cui ha scelto di vivere e che è diventata soggetto della sua pittura
nella quale si confonde tra mito e realtà.
Il paesaggio dellEngadina, visionario e naturalista, mitico e reale,
è infatti imprescindibile e centrale nella poetica di Segantini,
è il luogo dove vengono messi in scena i temi della vita: della
maternità, della natura-madre, della morte.
Il fascino
della pittura di Segantini deriva dal sottile equilibrio di questi elementi
linguistici, un equilibrio messo continuamente in discussione dallartista,
sempre alla ricerca di una sua verità interiore. Ed è questa
tensione verso lassoluto che ci cattura e ci coinvolge.
Gottardo Ortelli
Giovanni Segantini,
Luce e simbolo, 1884-1899
Scuderia grande di Villa Menafoglio Litta Panza
11 novembre 2000-28 gennaio 2001
Orario:
tutti i giorni, escluso lunedì
ore 10.00-18.00
Entrata alla mostra Lire 5000.
Informazioni: FAI 0332 239669

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Ingresso libero.

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