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Senza cozzar
dirocco
E' il
motto coniato da Gabriele D'Annunzio per la Caproni, produttrice di bombardieri
che, senza attaccare da terra (cozzar), colpivano gli obiettivi (dirocco)
dal cielo.
Poeti !!!
il Vate ha lasciato il segno anche in quel della
Malpensa, dettando il motto dellintrapresa dellIng. Gianni
Caproni e legando, ancora una volta, la sua fama e le sue passioni alle
spericolatezze ed alle veloci novità meccaniche caratterizzanti
il nuovo XX secolo.
Tutto
è cominciato allinizio del secolo, quando il trentino Ing.
Caproni, da buon tecnico, si mise alla ricerca di un ampio e pianeggiante
sito ove poter dal libero sfogo alle proprie necessità progettuali,
lontano da cime di monti e nascosto, possibilmente, allo sguardo occhiuto
dellaquila bicipite austriaca.
Al visitatore amante di cose antiche, oggi, non è possibile risalire
alla primigenia installazione aeronautica in quanto la cascina Malpensa
nucleo nativo di quei pazzi temerari sulle macchine volanti
- si è trasformata nei terminal UNO e DUE
della grande Malpensa.
Ancor oggi però, appoggiate al perimetro aeroportuale dellhub,
si aggrappano le grandi realtà dellAgusta che vive, lavora
e produce nei due complessi di Vizzola Ticino e di Cascina Costa.
Gira e rigira, la storia torna sui suoi passi e le scelte oculate si rivelano
sempre le più opportune, confermate, soprattutto, dalla permanenza
storica.
Ed é proprio questa storia che ci ha consegnato una macchina
per costruire velivoli che è stata pensata dallIng. Gianni
Caproni oltre novantanni fa.
Da buon tecnico, che si rende conto di dover combattere in continuazione
con i soldi sempre mancanti, il Presidente dapprima occupa
la cascina Malpensa, quindi passa ad acquisire un hangar
del signor pilota Gherardo Baragiola, in località Vizzola
Ticino.
La
semplicità, la facilità di montaggio e ladattabilità
sono gli elementi di spicco sui quali si fondano le scelte edilizie:
semplicità, poiché se va male ci si rimettono
pochi soldi;
facilità di montaggio, perché se gli aerei smontati
sono un mucchio di rottami di legno e tela, montati sono ingombranti e
difficili da far passare dalle porte, per cui gli edifici
debbono essere smontabili;
adattabilità, poiché se le cose dovessero andare
secondo quanto suggerisce listinto, quelle macchinette
da dodici metri ben presto saranno sostituite da aerei ben più
impegnativi che non potranno, di certo, esser contenuti nel capanno Baragiola.
AllIngegnere, nel complesso, è andata bene e le sue macchine
volanti hanno presto evidenziato una grande fame di spazi.
Dopo aver consolidato la fama, lazienda deve ripensare anche alle
proprie installazioni fisse e, nuovamente, lIng. Gianni pone mano
alla matita per impostare il nucleo produttivo di Vizzola.
Limpianto urbanistico dellinsediamento è di una chiarezza
disarmante:
dalla strada, che corre parallela alla valle del Ticino e che da
Somma porta verso Lonate e Novara, si lasciano alcune fasce di rispetto,
una opportuna linea di recinzione in bei manufatti a vista, per garantire
la necessaria riservatezza;
la vista del visitatore è poi bloccata dalla linea di fila
delle prime infrastrutture edilizie che celano
la seconda linea di fabbricati operativi, i quali si pongono come
quinta di separazione dalla
linea di volo e dalle piste.
Se
questa è la successione sullasse ovest- est, planimetricamente
il progettista si è staccato completamente dai modelli produttivi
lombardi per ottimizzare le proprie risorse e per lasciarsi aperte le
possibilità di sviluppo futuro. Come noto, le installazioni manifatturiere
della nostra zona sono caratterizzate dalla costruzione a blocco compatto,
di amplissime dimensioni, caratterizzata da shed e con la possibilità
di sviluppo solo sul lato corto nella parte retrostante il complesso.
Caproni studia, al contrario, un modello speciale di edilizia a corte:
inventa un cortile/viale lungo il quale poter allineare le varie costruzioni.
La tipologia urbanistica gli consente di fissare due assi di riferimento:
il primo parallelo alla pista di volo, il secondo che diviene lasse
di simmetria del complesso, perpendicolare al primo.
In tal maniera, la palazzina degli uffici costituisce il centro del complesso
senza però essere collocata nel nucleo fisico dellinstallazione.
A destra ed a sinistra della sua centrale operativa, Caproni insedia alcuni
manufatti di servizio e di ausilio, colloca linfermeria e gli spazi
di deposito e di archivio, gli uffici studi e le zone di supporto logistico.
Di
fronte alla piazzetta che contraddistingue la palazzina degli Uffici (unica
ad essere elevata su due piani) si situa il primo nucleo di capannoni
che accoglie i reparti produttivi.
Questi,
con i loro blocchi-servizi posti verso il viale centrale,
aprono gli spazi operativi verso la linea di volo che diviene, automaticamente
e coerentemente, un enorme reparto di lavorazione sui generis.
Risultato della progettazione: la ditta può espandersi
tranquillamente verso nord e verso sud sia come blocchi uffici e servizi
sia come blocchi produttivi, avendo quali unici ostacoli i confini
della proprietà.
Il solo asse maggiore è concluso con unala di
costruzioni che determina la chiusura del viale centrale e che ha come
centro ottico la Cappella dei caduti; a sud, il medesimo asse
è aperto e sarebbe stato pronto per ulteriori sviluppi dellazienda.
Anche dal punto di vista edilizio la famiglia Caproni mira allessenziale:
abbandonato il primo hangar in legno, le nuove costruzioni sono pensate
in laterizi non intonacati (sono della zona, sono facilmente reperibili,
sono già finiti e non necessitano di ulteriori opere
di completamento); le coperture, che debbono essere ampie per ovvie ragioni,
sono realizzate ora con capriate in legno ora con capriate metalliche
ma tutte hanno lo stesso passo, tutte hanno la medesima altezza, tutte
hanno la medesima conformazione (il modulo è riproducibile,
facilmente e rapidamente, e si adatta ed asseconda lo sviluppo dellazienda).
La
stessa linea delle palazzine di servizio, quelle poste tra la strada e
gli edifici operativi, pur piegando larchitettura alle esigenze
di rappresentanza, non tradisce la filosofia di ottimizzazione
ed è possibile apprezzare, ancor oggi, il succedersi dei vari manufatti
che sono stati impiegati come residenze speciali, come scuola e come,
perché no, casini di caccia.
Il tutto, unito da un medesimo stile sobrio che si concede unicamente
alcune decorazioni ad intonaco chiaro.
Ma anche i vari contorni delle finestre, i sottogronda degli edifici di
rappresentanza, ecc., sono di una coerentissima sobrietà e (a ben
pensarci) sono ampiamente giustificati da esigenze operative
riquadratura delle aperture, la necessità di porre in opera la
segnaletica, ecc.).
Ed oggi?
Lintuizione e le scelte operative dellIng. Gianni si stanno
dimostrando ancora valide: Agusta, che anni fa ha rilevato la Caproni
e che ha qui collocato il Customer Service, confermando la
bontà dellimpianto, continua ad operare nelle originarie
strutture mantenute in perfetta efficienza.
I 500 addetti
attuali sono dislocati secondo gli stessi concetti che avevano guidato
la prime realizzazioni. Unica differenza è nella localizzazione
della scuola dove si addestrano piloti e specialisti la quale,
oggi, occupa lala di fondo del viale centrale.
Le aquile imperiali sovrastano ancora, dalle loro colonne, lunità
operativa ed osservano, ben conservate, il continuo andirivieni di tecnici,
impiegati e clienti provenienti da tutto il mondo, dando le spalle, un
poco annoiate, alla Grande Malpensa dalla quale partono ed arrivano i
nipoti dei Ca.1 e 2, certamente più sicuri
ma, vuoi mettere, molto meno avventurosi e simpatici.
Unultima annotazione, per i progettisti ultramoderni:
nel progettare le nuove zone produttive perché non si recupera
un po di quel sano realismo dellIng. Gianni Caproni e dei
suoi collaboratori?
I risultati estetici e funzionali non sono male, a ben vedere!
Pierluigi
Zibetti

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