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"Roidi
da ogli
Così
si chiamavano i primi veri occhiali, a Venezia.
Dal Medioevo ai nostri giorni, anche la diversità della denominazione
testimonia la profonda evoluzione di uno strumento da vista diventato
protagonista del look personale.
Sembra
che una delle prime immagini che rappresentano un uomo con gli occhiali
sia un ritratto, opera di Tomaso da Modena, del cardinale Ugo di Provenza,
intento a scrivere con una bella penna d'oca e con un paio di lenti cerchiate
di cuoio sul naso (l'affresco è del 1352). Per il vero, però,
fin dai tempi dei romani si sapeva che oggetti piccoli o caratteri minuti,
visti attraverso una sfera di vetro piena d'acqua, venivano ingranditi
(così Seneca).
Proprio i romani usavano un particolare elmo da guerra detto "ocularium
che aveva in corrispondenza degli occhi uno o due fori coperti da cristalli.
I primi, veri occhiali (detti "roidi da ogli) appaiono però
solo alla fine del Duecento, quando finalmente si capì che per
correggere i difetti della vista bisognava porre le lenti davanti agli
occhi, e non (come si opera con le lenti di ingrandimento) sopra l'oggetto
da guardare. A Venezia, nell'anno 1300, per la prima volta si dà
conto dell'esistenza di un artigianato vetraio, allorché viene
formalizzata una serie di norme appunto della corporazione degli artigiani
vetrai. Le lenti (convesse) erano fatte in cristallo di rocca o in berillo
e i primi occhiali erano costituiti da due lenti rotonde cerchiate di
cuoio, riunite da due piccoli segmenti che permettevano di assestarle,
più o meno bene, a cavalcioni sul naso. Il difetto che si correggeva
era la presbiopia dei vecchi.
Nel successivo Quattrocento, ecco comparire anche le lenti concave per
i miopi e, contemporaneamente, il sistema (un'asola di cuoio passante
fin dietro le orecchie) per inforcarle senza pericolo di perderle.
E' solo a far luogo dal XVI secolo, però, che migliorate
le montature gli occhiali diventano un accessorio per tutti e non
solo per nobili ed ecclesiastici.
Anche l'evoluzione delle stanghette ha una sua storia, considerato, per
esempio, che, agli inizi, le stesse non arrivavano alle orecchie ma assolvevano
la loro funzione di sostegno con una pressione sulle tempie, oppure erano
collegate a nastri che si annodavano dietro la testa. Con l'andare del
tempo, naturalmente, gli occhiali, da strumento necessario per correggere
uno o più difetti della vista, si sono andati trasformando in oggetto
alla moda, attraverso una vera infinità di varianti, alcune delle
quali decisamente preziose. Per proteggere queste ultime, ecco nascere
gli astucci che possono essere altrettanto raffinati.
In pieno Ottocento (il conte di Cavour con le sue lenti particolari ne
è un celeberrimo esempio), le montature si diversificano al massimo
e si usano, per costruirle, sempre più diversi materiali: dal metallo
alla tartaruga.
Sui giornali si danno consigli in proposito e si insegna ad indossare
per ogni occasione l'occhiale più adatto, dando importanza, oltre
che alla praticità, all'eleganza.
E' a partire dalla seconda metà di quel secolo che la scoperta
della celluloide portò all'adozione ed alla produzione su scala
industriale di nuove montature.
La storia degli occhiali nel nostro Novecento è estremamente articolata
e le mode si susseguono vorticosamente, mentre gli affinamenti tecnici
consentono ogni giorno nuove varianti e la conseguente correzione di difetti
prima apparentemente incurabili.
Abbiamo così gli elegantissimi occhiali della Belle Epoque, quelli
per gli spericolati primi aviatori, quelli dei grandi stilisti, quelli
"da sole, quelli più frivoli a forma di
farfalla, quelli sportivi e così via via elencando.
L'oggetto - originalmente necessario - diventa così un importante
accessorio di moda, spesso fondamentale nella creazione di un look personale.
Mauro
della Porta Raffo
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