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Settembre 2000

 
 

Il conte Panza: a Biumo visitatori da tutto il mondo

Giuseppe Panza ricorda l'interesse mondiale suscitato in passato dalla collezione della Villa di Biumo.
E ora, con la gestione del FAI, il flusso di visitatori aumenterà notevolmente.

Quali i suoi sentimenti di fronte a questo evento?
La riapertura della villa rappresenta per me un evento atteso per trenta anni, covato da molto tempo, che finalmente si realizza nel migliore dei modi: che tutto stia andando bene lo vedo da come si presentano le stanze e i giardini, dalla nuova vita che permea l'intero complesso. E' la conclusione di un'esistenza dedicata all'arte in questo edificio che racchiude parte importante delle vicende della mia vita.
Dell'intera collezione che fa capo al Guggenheim Museum, Varese rappresenta il punto di partenza storico e ideale...
Da qui, dal 1956 ad oggi, è iniziata e passata tutta la collezione, che ora si trova sparsa in diversi musei del mondo. Penso che questo edificio, che per primo ha accolto 2.500 opere della seconda metà del secolo scorso, faccia ormai parte della storia del nostro tempo.
Cosa risponde a chi dice che a Varese è rimasto troppo poco della collezione?
Fare stare 2.500 opere d'arte nelle stanze di Biumo è impensabile. Della necessità di trovare altri spazi, visto che quelli di Varese non erano sufficienti, mi accorsi già dopo dieci anni di collezionismo. Era, ed è, invece, indispensabile poter mostrare le opere al pubblico in adeguate sedi: mi rivolsi allora ai musei del mondo - i musei sono naturalmente il luogo ideale per esporre - dove furono accolte e trovarono giusta collocazione, divise per gruppi omogenei. È stata dunque la necessità la ragione determinante di tale decisione. Ma a Varese sono rimaste opere che vanno dagli anni Sessanta ad oggi: qui, come nell'intera collezione, c'è della Storia...
Avremo davvero a Varese quelle 50mila o più presenze di visitatori di cui si parla?
La proprietà di Masino del FAI attira ogni anno 50mila visitatori. Si calcola che la villa di Biumo potrebbe fare ancora di più, vista la sua doppia anima storica e di sede museale conosciuta nel mondo e visitata già da migliaia di persone quando non era ancora proprietà FAI. Allora le visite non sempre erano possibili e risultava alquanto complicato arrivarci. Ma il successo non è mai mancato, venivano a vedere la collezione da ogni parte del mondo: giungevano dalla vicina Svizzera e dalla Francia, ma anche dal Nord Europa, da New York, dalla California e dal Giappone. Sulla base di questi fatti non è difficile prevedere che il flusso dei visitatori dopo l'apertura potrà aumentare notevolmente.
Pensa che in futuro la collezione di Varese potrebbe arricchirsi ulteriormente?
Gli spazi della villa di Biumo sono ormai tutti occupati. Ma la grande sala della scuderia è attrezzata per offrire esposizioni temporanee di opere di grande interesse e pregio. Oltre alle grandi mostre, di cui si occuperà il FAI, che sta già lavorando alla rassegna su Segantini prevista per novembre, si potrebbero rivedere ad esempio a Biumo i lavori di Rothko e Kline, di Oldenburg e Segal, ora al MOCA di Los Angeles, di Morris e Serra, di Mangold e Nauman, attualmente al Guggenheim di New York.
Tra i pezzi visibili al pubblico nelle stanze della villa ci sono anche oggetti e arredi a Lei particolarmente cari...
Sì, in mostra ci sono i migliori e più cari oggetti di casa mia, oltre alle stanze di arredo museale, con pezzi pregiati del ‘400 e ‘500, e interessanti mobili del ‘700.
Al secondo piano sono i mobili di metà Ottocento della marchesa Litta.
E' complessivamente soddisfatto di quanto realizzato a Biumo?
La gestione del FAI è riuscita a dare ogni adeguata risposta. Sono del tutto soddisfatto per la scrupolosità dimostrata dal FAI nel corrispondere agli impegni assunti. Confido che ci sarà una buona gestione e che il complesso di Biumo avrà la miglior cura e amministrazione. Viste le premesse, Villa Panza si profila tra le più importanti proprietà del FAI.

 

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