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Orientamento
permanente per scegliere il proprio futuro
Uno psicologo
ci suggerisce alcuni strumenti per un domani pieno di soddisfazioni nel
mondo del lavoro.
"La
modernità è il transitorio, il fuggitivo, il contingente".
Quando Baudelaire - in un celebre saggio di critica d'arte - introduce
il concetto di "modernité", immediatamente lo associa
alla nozione di "novità". In termini antitetici tradizionali,
insomma, la nostra sembra essere l'epoca che trascura l'eterno per il
temporale, il costante per il transitorio, l'essere per il divenire. Molti,
quindi, i talenti richiesti per sopravvivere e - ancor più - per
vivere in un tempo siffatto (eterogeneo, rapido, composito, frammentato),
quando il passato getta, ormai, poca luce sul presente e il futuro appare
non facilmente prevedibile. Talenti (sapere, saper fare, saper essere)
il cui sviluppo si pone, per giunta, come obiettivo di formazione permanente
per uomini come noi, che la problematicità dell'epoca rende perenni
"dilettanti della vita" (Thomas Mann), impegnati in un tirocinio
di esperienza destinato a non concludersi mai in scienza od arte definitiva.
Cruciale - fra le attitudini richieste - la capacità d'orientarsi.
Nel senso traslato di "raccapezzarsi, ritrovarsi, indirizzarsi ad
uno scopo", la parola rappresenta un francesismo da noi entrato nell'uso
comune solo nel '900 (di conio, viceversa, italiano "orizzontarsi").
In campo socio-psicologico, il termine "orientamento" viene
generalmente usato per indicare sia l'azione di orientarsi del soggetto
di fronte al proprio problema di scelta scolastica o lavorativa sia l'intervento
professionale realizzato dagli operatori per supportare l'individuo in
questo compito.
Le
diverse specificazioni, che spesso accompagnano il termine "orientamento"
(informativo, psicodiagnostico, educativo, computer-assisted) si riferiscono
invece semplicemente alle modalità di intervento utilizzate per
quello che rimane, in ogni caso, un intervento di educazione alla scelta.
Un processo formativo volto a "permettere all'individuo di assumere
consapevolezza delle sue caratteristiche personali e di svilupparle in
vista delle sue scelte di studio e professionali nel corso dell'esistenza".
In questa definizione di orientamento - proposta dall'Unesco nel 1970
- due significativi assunti di base:
1) anche nel caso in cui si faccia ricorso a psicologi, esperti di counseling,
esperti del mercato del lavoro e del mondo della scuola o si utilizzino
supporti informatici, protagonista del processo orientativo rimane l'individuo
cui spetta assumere in prima persona la responsabilità della scelta;
2) l'orientamento non può che essere nello stesso tempo scolastico
e professionale, come il concreto percorso di vita che inevitabilmente
collega scelte di studio e di lavoro.
Come il saggio cinese che al discepolo affamato offre non il pesce, ma
la canna da pesca, così noi al giovane bisognoso di orientamento
(in quanto, per esempio, impegnato nel passaggio da un ciclo di studi
all'altro) dobbiamo dunque fornire non consigli o risposte definitive,
bensì adeguato supporto metodologico. Modi di procedere che favoriscano
una presa di decisione non impulsiva, non fatalistica, non subìta,
non procrastinata, non interminabile, non angosciata, bensì razionale
e strutturata. Frutto di un approccio globale che tenga conto degli aspetti
psichici, sociali, economici, educativi, informativi del problema, senza
unilateralmente enfatizzarne uno soltanto.
In estrema
sintesi, si tratta, anzitutto, di dare risposta (realistica ed articolata)
a due domande di base:
Chi sono? Quali sono le mie aspirazioni e quale il mio atteggiamento
verso il futuro? quali i miei interessi scolastici, extrascolastici e
professionali? che cosa so e che cosa so fare? in quale ambito riesco
meglio? come mi comporto? come apprendo? cosa pensano di me gli amici,
i genitori, gli insegnanti? quale significato attribuisco allo studio?
come vedo il lavoro? ... (a queste informazioni di fonte soggettiva si
possono naturalmente aggiungere altre di carattere più "oggettivo"
derivabili dall'utilizzo di strumenti psicometrici di valutazione).
Cosa mi offre la società? Quali sono le professioni possibili?
quale la situazione delle professioni tradizionali? quali sono le professioni
nuove? e quelle emergenti (intese come quelle la cui occupazione cresce
più della media)? quali competenze richiedono? quali sono le prospettive
di occupazione, le caratteristiche della domanda e dell'offerta sul mercato
del lavoro di riferimento? quali sono i percorsi formativi disponibili?
di quali fonti informative posso disporre? ... (l'ordine delle domande
sta a suggerire che la scelta dell'attività lavorativa preceda
la scelta di un particolare percorso formativo, allo scopo di non confondere
il mezzo con il fine).
Ampliata
così ed approfondita la conoscenza di se stessi e del mondo professionale,
si cercherà poi di individuare come alternative di scelta alcuni
progetti scolastico/professionali.
Tali progetti vanno quindi valutati attraverso il confronto fra le caratteristiche
formative e occupazionali del lavoro e i bisogni e le caratteristiche
della persona. Confronto tanto più proficuo quanto più realisticamente
ancorato alla verità fattuale del profilo personale, da una parte,
e del quadro di mercato, dall'altra.
Da tale confronto potrà derivare una classificazione delle preferenze,
con al primo posto la scelta considerata migliore.
Scelta dell'alternativa migliore da cui, infine, potrà nascere
- come ultima tappa del processo di presa di decisione orientativa - l'elaborazione
e l'attuazione di un adeguato piano d'azione volto a realizzare l'obiettivo
prescelto.
Claudio
Lucchini
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