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Arte
e fede nelle Chiese Giubilari in provincia di Varese
Da Luino
a Saronno, passando per Caravate, Varese, Gallarate e Busto Arsizio, sono
molti i templi varesini meta di pellegrinaggio.
Capita
spesso di sentire affermazioni simili a quella che sul territorio varesino
manchino presenze artistiche o storiche degne di competere con quelle
di altri e più famosi centri darte. In realtà anche
la provincia di Varese vanta un cospicuo numero di edifici che, sin dai
tempi passati, furono meta di visite da parte dei fedeli o di veri e propri
pellegrinaggi. Vi sono, infatti, santuari che non costituiscono un patrimonio
solo per gli abitanti locali, ma sono di importanza nazionale per quel
perfetto connubio tra storia, devozione e arte.
Come è possibile dimenticare o sminuire il valore di un centro
come Santa Maria del Monte sopra Varese che per secoli è stato,
ed è tuttora, una delle mete privilegiate per coloro che desiderano
riscoprire il piacere di una passeggiata storica e così intrisa
di spiritualità, dove larte rappresenta un mezzo per facilitare
il percorso devozionale.
La
stessa origine, legata alla tradizione di SantAmbrogio che sconfisse
gli Ariani sul monte di Velate grazie allintercessione della Vergine,
avvolge il luogo di una sacralità antica che venne poi continuamente
rinnovata nel corso dei secoli.
Dapprima si assistette alledificazione di una cappella per conservare
il simulacro della Madonna con il Bambino, che sempre la tradizione vuole
eseguita da san Luca e donata da SantAmbrogio, ma in realtà
opera del XIV secolo. Successivamente, e soprattutto in seguito allaumento
dei pellegrini che iniziarono a salire sulla cima del monte attratti dal
fascino della tradizione, la cappella divenne una vera e propria basilica.
Non fu un caso che a finanziare i lavori di ristrutturazione e di abbellimento
delledificio furono proprio, in epoca medievale e rinascimentale,
i duchi di Milano, visitatori abituali della Madonna del Monte. E non
fu senza motivo la scelta del luogo da parte di alcune eremite, tra cui
la beata Caterina e la beata Giuliana, per concretizzare il loro bisogno
di religiosità. E ormai accertato che, allepoca e prima
della costruzione del vialone seicentesco con le quattordici cappelle,
il monte apparisse una perfetta simulazione dei luoghi della Passione
di Cristo. Il desiderio di spiritualità era talmente forte che
neppure lardua e faticosa salita poteva far desistere il fedele
che, anzi, attraverso la sofferenza di un percorso contrastato dalla natura
del luogo, sentiva di guadagnarsi la purificazione.
Una volta raggiunto il santuario, era inoltre possibile proseguire il
cammino spirituale, dedicandosi alla preghiera e alla meditazione rese
ancora più intense dalla presenza di supporti visivi pittorici
e scultorei, nonché dalla medesima struttura architettonica delledificio.
Quando,
a partire dallinizio del Seicento, venne eseguito il vialone con
le cappelle, il percorso per salire al monte risultò indubbiamente
più facile, sebbene non mancassero pellegrini che si ostinavano
a camminare inginocchiati in segno di penitenza. Tuttavia, anche per coloro
che non volevano scegliere la forma più radicale di espiazione
dei propri peccati, il percorso era stato concepito in modo da stimolare
la riflessione. Il primo tratto della strada è, infatti, dedicato
ai Misteri Gaudiosi, relativi allinfanzia di Cristo, mentre, a mano
a mano che ci si avvicina ai Misteri Dolorosi, la via si fa più
ripida sino ad arrivare agli ultimi episodi della Passione di Cristo dove
la pendenza della strada diventa sempre più forte. A fornire però
sollievo è la perenne visione della vetta dove ad attendere il
pellegrino vi è il santuario dedicato alla Madonna, anzi, più
precisamente, allAssunzione della Vergine. Viene quindi riproposto
il valore simbolico del luogo prescelto, non a caso posto in cima ad una
montagna.
Anche
se la basilica di San Vittore a Varese risale, dal punto di vista architettonico,
soprattutto al XVI e al XVII secolo, quando risultarono indispensabili
gli interventi di ampliamento, le origini delledificio vanno ricercate
in epoca più remota. La chiesa primitiva, infatti, sorse probabilmente
su unarea di culto romano e questo spiega la scelta di dedicarla
a San Vittore, il martire morto nel 304 d.C.
Sin dallVIII secolo fu quasi certamente capo pieve e dipendente
dallarcivescovo di Milano; in San Vittore venivano battezzati i
catecumeni cristiani il sabato santo, presso il vicino battistero. In
epoca medievale la chiesa andò acquisendo sempre più importanza
e divenne il fulcro della spiritualità varesina. Infatti, nel corso
dei secoli fu proprio in San Vittore che i varesini si rifugiarono tutte
le volte che sentirono il bisogno di implorare laiuto divino di
fronte alla minaccia di un esercito, di una carestia o di qualsiasi altro
pericolo.
Numerose sono le testimonianze artistiche di indubbio valore presenti
allinterno delledificio, ma forse merita di essere citato
soprattutto il simulacro dellAddolorata, che fu in passato meta
privilegiata della devozione popolare non solo locale.
Si tratta di tre sculture raffiguranti la Madonna e due Pie donne, un
tempo facenti parti di un Calvario composto anche dalla scultura
del Cristo crocifisso e da quelle dei due ladroni, purtroppo perdute.
Attualmente il gruppo dellAddolorata è collocato nella cappella
Dralli, ma in origine si trovava esattamente dietro laltare maggiore
e ricopriva quindi un ruolo fondamentale nella vita religiosa della basilica.
Limmagine
della vergine Addolorata fu sicuramente talmente radicata nella mente
dei fedeli che acquisì, col passare del tempo, una tale diffusione
e popolarità da venir più volta riprodotta sia in scultura
sia in pittura; molte sono inoltre le immaginette popolari eseguite nel
corso dei secoli che riproducono il gruppo delle Marie.
Il pellegrino
devoto alla Vergine Maria poteva, e tuttora può, trovare anche
nel santuario della Beata Vergine dei Miracoli a Saronno la meta ideale
per concretizzare la sua spiritualità. Il culto tributato alla
Vergine dei Miracoli è talmente radicato nella storia delledificio
che addirittura, nel 1578, larcivescovo Carlo Borromeo, impossibilitato
ad ignorare lalone miracoloso che avvolgeva il luogo, fece istituire
un processo canonico per accertare che le voci fossero reali.
Il santuario di Saronno ha conservato, nel corso dei secoli, il suo particolare
fascino che lo colloca a pieno titolo tra le chiese varesine più
importanti e degne di competere con altrettanti luoghi di culto, meta
della devozione popolare.
Non
è un caso che gli interventi compiuti nel corso dei secoli sia
dal punto di vista architettonico sia prettamente decorativo videro impegnati
artisti di primaria importanza, dal momento che ledificio meritava
indubbiamente il meglio. La relazione, infatti, tra la struttura architettonica
e le presenze scultoree e pittoriche risulta estremamente stretta e volta
a creare una sorta di percorso religioso supportato da immagini. In passato,
inoltre, è ormai testimoniato che il santuario era protagonista
di alcune sacre rappresentazioni dove il fedele poteva rivivere alcuni
salienti momenti della religiosità cristiana e partecipare direttamente.
Durante le rappresentazioni dellAscensione e dellAssunzione
un drappo che copriva la cupola veniva squarciato e comparivano musicisti
travestiti da angeli che cantavano e suonavano, mentre Cristo o la Vergine
salivano al cielo su una nuvola. I canti dovevano essere particolarmente
suggestivi, poiché vi era un maestro di coro che insegnava il canto
e la musica ai fedeli e dirigeva personalmente le esecuzioni.
Sempre
legata alla presenza di un fonte battesimale, questa volta risalente addirittura
al V secolo e intitolato a San Lorenzo, è la basilica di Santa
Maria Assunta a Gallarate. La chiesa sorge sul luogo che in origine doveva
essere un bosco, come sembra lasciar supporre lantica denominazione
di Fajetto (da fagetum) del rione cittadino. Le sue origini, forse da
collocarsi nel VII secolo, sono antichissime, dal momento che si pensa
di poterla identificare con la chiesa dedicata a Santa Maria, citata in
una pergamena del 974 riportata nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani
del XIII secolo. Nel corso dellXI secolo divenne capo di pieve.
E indubbio che, in seguito, la chiesa subì consistenti interventi
che ne modificarono laspetto a partire dal XIV secolo in seguito
ad alcuni interventi compiuti in zona per volere di Gian Galeazzo Visconti.
Nel 1362 il duca ordinò la demolizione del castello di Gallarate,
adiacente la chiesa, per evitare che venisse utilizzato dai nemici; la
demolizione del castello liberò la piazza e quasi certamente suggerì
lattuazione di un ampliamento. Ledificio subì diversi
rimaneggiamenti per poi essere definitivamente ricostruito, dopo essere
stato abbattuto, a metà Ottocento.
Lopera darte più prestigiosa, conservata allinterno
della chiesa, che ricorda lintitolazione allAssunta è
il gruppo scultoreo in marmo realizzato dallartista Giuseppe Rusnati
nel 1697, raffigurante limmagine della Vergine Assunta condotta
in cielo da angeli e cherubini.
La scultura, in passato, costituiva laltare maggiore dellantica
basilica e di conseguenza fungeva sicuramente da fulcro della devozione
dei fedeli.
La
basilica di San Giovanni Battista a Busto Arsizio affonda anchessa
le suo origini in tempi remoti, addirittura forse allepoca della
dominazione longobarda in Italia, quando i Longobardi si convertirono
al Cristianesimo e fecero costruire nella diocesi milanese chiese e cappelle
dedicate al Battista.
A quel tempo a Busto i conquistatori longobardi possedevano molte terre
e quindi è probabile che utilizzassero la cappella del Battista,
che allora dipendeva da Olgiate Olona, per le loro funzioni religiose.
Nei secoli successivi, la cappella, di cui non sono rimaste purtroppo
tracce, venne trasformata in una vera e propria chiesa con un suo battistero
e con un sacerdote residente sul luogo.
La chiesa antica, molto più piccola dellattuale, era circondata
da una zona cimiteriale: vi erano, infatti, un cimitero piccolo, destinato
alla sepoltura dei forestieri poveri, e uno grande per gli abitanti del
borgo.
Ledificio subì una prima trasformazione nel XIII secolo e
successivi interventi nei secoli seguenti sino ad assumere limponente
aspetto attuale. La chiesa fu comunque sempre al centro della committenza
cittadina che mai si stancò di abbellire il luogo di culto con
opere e laggiunta di cappelle atte a favorire la devozionalità.
Anche la basilica bustese godette di ottima popolarità presso i
duchi di Milano che, in epoca rinascimentale, non si astennero dal destinare
donazioni alla chiesa.
La basilica è ricca di testimonianze artistiche, ma forse, per
comprendere quale potesse essere in passato la maggiore attrazione
religiosa, si potrebbero ricordare quelle che sono considerate tra le
opere più antiche presenti nelledificio. In sagrestia è,
infatti, collocato il dipinto, affresco riportato su tela, raffigurante
la Madonna con bambino, un tempo collocato nella cappella
di Santa Maria dei Restagni, mentre nella sala prepositurale è
conservata la Deposizione di Cristo nel sepolcro che in origine
doveva essere o un paliotto daltare, una predella di polittico o
addirittura una stendardo, considerato che si tratta di tempera su tela.
Altrettanto importanti sono anche la cappella del Battista, la cappella
di San Carlo, quella del Crocifisso e della Sagrestia Nuova.
Allesterno, lungo il fianco meridionale, sullarea occupata
dallantico cimitero, venne costruito alla fine del Seicento, il
Mortorio, ovvero un piccolo edificio con la funzione di memento
mori, ossia per ricordare ai fedeli che si avvicinavano alla chiesa
che la vita è breve e non va sprecata.
Anche il
Santuario della Madonna del Carmine di Luino costituisce, soprattutto
per il Luinesi, unimportante testimonianza religiosa e civile, nonché
il più antico monumento che la cittadina possieda.
La devozione alla Vergine del Carmelo ha avuto in passato momenti significativi;
al termine della seconda guerra mondiale, per esempio, fu proprio nel
santuario che lintera cittadinanza si riversò per ringraziare
la Vergine che, per tutta la durata del conflitto, aveva protetto i soldati.
Ma il santuario è meta di pellegrinaggi da diversi secoli
e ne sono testimonianza i numerosi ex-voto - anche per chi non vive a
Luino, ma conosce laffascinante tradizione che lega la storia della
chiesa al frate carmelitano che predicò per anni nella zona e,
proprio per tale motivo, si reca a Luino per acquistare la protezione
della Madonna.
Le
origini della chiesa sono, infatti, legate alla figura di fra Jacopo,
vissuto nel XV secolo, che con le sue prediche e la sua profonda devozione
alla Madonna spinse gli abitanti della zona a edificare chiesa e convento.
Morto nel 1478, fu immediatamente ricordato per i suoi miracoli e la conoscenza
del suo operato a servizio della Vergine continuò nel corso dei
secoli. Furono sicuramente la sua sincera spiritualità e devozione
verso la Madonna che indussero i Luinesi a costruire un tempio dedicato
alla Vergine, dal momento che sul territorio non ne esisteva ancora uno.
Anche per il santuario di Luino vi fu un intervento diretto dei duchi
di Milano, dal momento che, dopo la morte del fondatore, fu Bona di Savoia
a finanziare il proseguimento dei lavori.
La vita religiosa intorno al santuario fu sempre particolarmente vivace
tanto che il culto della Vergine venne promosso anche dallistituzione
della Confraternita del Carmine, nata nel 1585. Sino agli anni Quaranta
del Novecento i bambini venivano condotti al santuario per ottenere la
protezione della Vergine e al loro collo veniva posto labitino
con lo scapolare della Madonna del Carmelo.
Ancora oggi, alla terza domenica di luglio, il simulacro della Madonna
viene portato in processione.
Conclude
il percorso delle chiese giubilari varesine il Santuario di Santa Maria
del Sasso a Caravate, sebbene appartenga alla Diocesi di Como.
Ledificio, sicuramente esistente sin dallepoca altomedioevale
e posto vicino a un piccolo monastero dellOrdine dei frati Eremitani
di SantAgostino, venne quasi completamente rifatto agli inizi del
Novecento. Nonostante lampia ristrutturazione, la chiesa non ha
perso la sua finalità importante legata alla venerazione della
Beata Vergine il cui simulacro venne collocato sullaltare maggiore.
Quando nel 1904 i Padri Passionisti giunsero a Caravate, si occuparono
personalmente della chiesa sino al 1908; in quellanno, infatti,
nacquero degli screzi con il parroco circa lutilizzo delledificio
e i padri lasciarono Santa Maria del Sasso utilizzando, in sostituzione,
la chiesa del Sacro Cuore di Gesù. Fu solo nel 1924 che i Passionisti,
dopo aver stipulato una convenzione con il nuovo parroco, ritornarono
a svolgere le funzioni religiose allinterno di Santa Maria a patto
che, come prevede il primo punto dellaccordo, la chiesa conservasse
lantica titolazione a Maria e sullaltare venisse sempre conservato
il simulacro della Vergine.
Accanto al santuario è collocato il convento dei Padri Passionisti
costruito a partire dal 1904; si tratta di una congregazione fondata da
San Paolo della Croce (1694-1775) e caratterizzata da una vita comunitaria
basata sulla contemplazione, sulla solitudine e sulla penitenza. I padri
Passionari, che comunque cominciarono ad arrivare sempre più numerosi
nelle zone dellalto Varesotto tra la fine dellOttocento e
linizio del Novecento vivono la loro religiosità non solo
mediante
gli immancabili esercizi spirituali, ma anche prestando aiuto agli uomini,
affinché non venga dimenticato il sacrificio di Cristo sulla croce.
Raffaella
Ganna
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SETTE
PERCORSI GIUBILARI CON LA MUSICA ORGANISTICA
Diverse
chiese giubilari della provincia di Varese ospitano, nel corso dell'anno,
una serie di concerti d'organo eseguiti dal Maestro Giancarlo Parodi.
Le prossime esecuzioni si terranno, alle ore 21.00, il 15 luglio
(Luino, Santuario della Madonna del Carmine), 13 agosto (Varese,
Santuario S. Maria del Monte), 14 settembre e 20 ottobre (entrambe
a Gallarate, Basilica S. Maria Assunta). Nella foto: l'organista
Giancarlo Parodi.
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