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Uso
e abuso dei referendum
Il mancato
raggiungimento del quorum alla consultazione referendaria del 21 maggio
scorso un esito del resto facilmente prevedibile speriamo
possa servire finalmente come punto fermo da cui ripartire per un ripensamento
e un uso del referendum che riporti questo istituto, importante, di democrazia
diretta ad essere considerato come dovrebbe: uno strumento cioè
prezioso e perciò eccezionale, al quale ricorrere soltanto per
risolvere questioni che impegnano le coscienze e che, come tali, si collocano
al di sopra della normale dialettica tra maggioranza e minoranza parlamentare.
Solo così il referendum, che oggi è mortificato, potrà
rivivere. Che cosa ha contribuito ad allontanare gli elettori?
La prima spiegazione è che del referendum si è abusato.
Troppi i quesiti, spesso su questioni la cui importanza sfugge ai più,
con formule interrogative incomprensibili al comune cittadino. Ne è
derivata, oltre che confusione, anche la percezione di estraneità
rispetto alle questioni sottoposte al voto.
La seconda è che in diversi casi i cittadini si sono sentiti traditi.
Hanno infatti espresso a volte delle scelte chiare votando a favore dellabrogazione
di disposizioni che, successivamente, sono state però surrettiziamente
reintrodotte dal Parlamento. Così è stato per il sistema
elettorale maggioritario, per il finanziamento pubblico ai partiti, per
il ministero dellagricoltura. E anche quando, come per il referendum
abrogativo delle partecipazioni statali, è stato rispettato nella
forma il voto degli elettori, nella sostanza si è verificato un
trascinamento nel tempo dello status quo vale a dire il ritardo
con cui è stato ed è tuttora attuato il processo di privatizzazione
delle imprese a capitale pubblico tale da configurare, di per sé,
una beffa.
La terza spiegazione sta nella contrapposizione politica che si accende
in ogni campagna referendaria, con la conseguenza che il voto viene caricato
di una valenza impropria e i comportamenti degli elettori strumentalizzati
e sviati. Che cosa fare per riconciliare i cittadini con questo strumento
di democrazia?
Come già dicevo prima, occorre limitarne il ricorso a questioni
di importanza davvero rilevante per il Paese. Per far questo, non credo
si possa fare ricorso a delle regole che estendano i casi di inammissibilità
(oggi, la Costituzione non ammette il referendum soltanto per le leggi
tributarie e di bilancio, di amnistia, e di indulto, di autorizzazione
a ratificare trattative intenzionali), perché si limiterebbero
le potenzialità di un istituto di grande valenza democratica. Occorre,
più che altro, buon senso nel farne uso.
Piuttosto, si potrebbe ampliare la soglia delle firme necessarie perché
un referendum venga indetto. Una soglia più elevata dellattuale
(500.000 firme) renderebbe praticabile il referendum solo nei casi in
cui una larga porzione della popolazione avvertisse limportanza
della posta in gioco e ne scoraggerebbe, per contro, un uso strumentale,
per fini di congiuntura politica.
Dopo di che, una volta raccolte le firme necessarie e indetto il referendum,
sarebbe il caso che la volontà dei cittadini che hanno votato si
imponesse comunque, senza quindi lasciar prevalere lastensione e
premiare così chi mostra di non avere interesse alla questione.
Niente più quorum, quindi.
Una riforma dellistituto del referendum che lo sottragga ad un uso
strumentale di scardinamento politico e che impegni di più la responsabilità
degli elettori, sembra a questo punto essere la condizione per evitare,
di fatto, la sua dismissione e, con quella, la necrosi di un pezzo di
democrazia.
Antonio
Colombo
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