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Maggio 2000 |
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L'equivoco della contrapposizione fra "new" e "old" economy
Il mondo cambia, sempre più velocemente. Ma la vecchia "legge di Gresham" - la moneta cattiva scaccia quella buona - sembra ancora valida nel campo delle idee. Lo dimostra il successo (anche un po' salottiero) della cosiddetta "nuova economia". Come generalmente intesa, si basa sull'equivoco di una contrapposizione fra "new" e "old economy". Che, a sua volta, rischia di richiamarne un'altra, poco lusinghiera: quella fra "economia di carta" ed "economia reale". Fra l'altro, per l'enorme suggestione speculativa dei titoli "tecnologici" sui mercati finanziari specializzati, dal Nasdaq in giù. In generale, è come se nello sviluppo economico moderno, dalla Rivoluzione Industriale in poi, si fosse parlato di "nuova economia" in riferimento alla caldaia a vapore, al petrolio, alla chimica e più ancora al telefono, alla radio o alla televisione, in contrapposto alla produzione "materiale" di altre merci. Un evidente non senso, un'assurdità. Si dovrebbe piuttosto pensare alle grandi potenzialità di crescita dell'economia nel suo complesso, sospinta dagli aumenti di produttività derivanti dalla rivoluzione telematica e dall'applicazione delle corrispondenti tecnologie innovative. La loro diffusione negli altri settori che le utilizzano (e che ne costituiscono lo sbocco) è infatti la via per la modernizzazione dell'intero tessuto produttivo. Questa, in realtà, è la "nuova economia". E proprio l'esperienza americana ne rivela il vero significato attraverso l'esplosione di guadagni di produttività senza precedenti. Soprattutto dopo che il motore dell'alta tecnologia si è messo a girare a pieno ritmo e i massicci investimenti realizzati in questo campo hanno iniziato a dare frutti sempre maggiori (nonostante l'iniziale scetticismo), non si può più dubitare delle straordinarie prospettive dell'"età del computer". Appunto per questo non si può scambiare la "parte" con il "tutto". Emerge un nuovo paradigma economico che sposta la frontiera dell'efficienza in misura ancora inesplorata, grazie alle ondate innovative delle tecnologie collegate a Internet (o, più esattamente, al settore cosiddetto TMT: Telecom, Media & Technology). Ma ciò corrisponde all'utilizzazione di quegli "strumenti" da parte degli altri settori, alla loro diffusione nel resto dell'economia. Cioè in quella che paradossalmente, in contrapposto alla "new", si definisce come "old economy", con evidente superficialità. Certo, contano gli incrementi di produttività nella produzione di computer e nello sviluppo del software. Ma questo resta pur sempre un settore relativamente esiguo rispetto al Pil. Contano invece, soprattutto, gli incrementi di produttività degli altri settori che innovano i propri processi applicando le nuove tecnologie. Perciò la contrapposizione è un falso problema. Basta aver presente la struttura di un'economia (una tavola input-output o delle "interdipendenze settoriali" tipo Leontief) per rendersi immediatamente conto della decisiva rilevanza dei flussi produttivi, a cominciare dalle innovazioni, fra settori fornitori e settori acquirenti di mezzi di produzione. Le nuove tecnologie appartengono sostanzialmente, con la dovuta approssimazione, a questa categoria, dal lato dell'offerta.
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Focus 1 L'equivoco della contrapposizione fra "new" e "old" economy La nuova economia
non è altro che un insieme di mezzi e tecnologie per agevolare l'efficacia
degli strumenti produttivi tradizionali. L'e-commerce: ecco come cambia la distribuzione Dal business to
business al business to consumer fino all'e-procurement. Il commercio elettronico
offre grandi opportunità alle imprese nei settori della distribuzione
e della fornitura. Il parere di Bruno Amoroso, Presidente del Comitato Piccola industria dell'Unione Industriali
Si terrà
dal 26 al 29 maggio al Centro Esposizioni "Busto Arsizio" di Castellanza
la prima edizione di "Progress 2000", fiera riservata agli operatori
economici e dedicata al mondo dell'informatica e delle telecomunicazioni. All'Università Cattaneo un osservatorio per lo sviluppo delle pmi nell'era digitale Gianluigi Casati,
presidente dell'Energi.Va: "ora guardiamo all'auto produzione e alla cogenerazione"
Focus 2 Municipalizzate: chi ha paura della concorrenza? Il libero mercato
tutela al meglio tutti i cittadini. Eppure c'è una forte resistenza alla
privatizzazione.
Varesefocus approfondisce
l'argomento interpellando i Presidenti delle cinque aziende MUNICIPALIZZATE
che operano in provincia di Varese e nel Legnanese.
La fotografia del mercato dei servizi pubblici locali In queste pagine,
i dati delle cinque aziende di servizi in provincia di Varese. |
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