| |
Lombardia:
misuriamoci con le regioni europee più sviluppate
La vittoria
del Presidente Formigoni alle elezioni regionali del 16 aprile è
certamente frutto, oltreché dei meriti della sua precedente amministrazione,
anche della forte valenza politica di cui il voto amministrativo è
stato caricato in campagna elettorale. Fatto, questo, che spiega anche
il successo riportato dal centro-destra in molte regioni e, in particolare,
in tutte quelle del Settentrione. Come ha riconosciuto il Ministro Piero
Fassino, di fronte alla parte più dinamica del Paese rappresentata
dalle regioni del Nord la coalizione di centro-sinistra, anche quando
ha realizzato iniziative valide, è apparsa più lenta della
realtà e spesso ha dato l'impressione di non capire le domande
della gente, di sottovalutare l'ansia di cambiamento e di modernizzazione
che saliva dalle zone a più forte vocazione produttiva.
Il nuovo governo regionale è un governo forte, sia in virtù
delle aggiornate regole istituzionali, sia perché ha ottenuto un
consenso vasto. E' un governo, quindi, con grande possibilità di
fare. La Lombardia aveva necessità di un governo forte, perché
deve misurarsi con le regioni più sviluppate d'Europa. Il processo
di crescita e di innovazione richiede un crescente livello di competitività.
Bisogna quindi dotare la Lombardia di strutture, infrastrutture, condizioni
di mercato e strumenti competitivi al livello delle più sviluppate
regioni d'Europa. (e del mondo), anche perché questo genera un
effetto di traino sulle altre regioni italiane che consente un avanzamento
dell'intero sistema nazionale.
Le "cose da fare" sono tante. Il minimo comune denominatore
ci sembra debba essere la cura della competitività del sistema
economico-territoriale, a tutti i livelli. Quello istituzionale, dove
sarà opportuno - in attesa delle necessarie norme costituzionali
- che federalismo e sussidiarietà siano applicati fino al massimo
consentito dalla legislazione vigente. L'applicazione della sussidiarietà,
tra l'altro, consentirebbe di reperire maggiori risorse attraverso la
"messa a reddito" di attività economiche pubbliche (privatizzazioni)
e di utilizzare capacità e mezzi finanziari privati per la realizzazione
di opere pubbliche (project financing).
Poi, il livello funzionale e quello degli assetti territoriali, nei quali
il filo conduttore potrebbe essere quello di arginare l'eccessiva frammentazione:
da un lato, dunque, ridurre il numero degli assessorati e attuare il trasferimento
delle competenze previsto dalle leggi Bassanini; dall'altro, favorire
le aggregazioni degli enti locali, perché gli attuali 1.543 comuni
sembrano davvero troppi.
Infine, il livello infrastrutturale, che richiede un potenziamento del
sistema logistico e trasportistico, la ricerca dell'eccellenza in quello
educativo-formativo, la realizzazione di un "minimo vitale"
per le infrastrutture legate all'ambiente. Per le infrastrutture di trasporto
che riguardano la provincia di Varese, non ci stancheremo mai di ripetere
le priorità: il collegamento est-ovest (Pedemontana); il collegamento
nord-sud (rete viaria infra-provinciale); i collegamenti mancanti da e
per Malpensa 2000; l'nterconnessione Ferrovie dello Stato/Ferrovie Nord
Milano, l'aggancio della rete ferroviaria locale alla futura rete europea
ad alta capacità, via Arcisate-Stabio. Un'altra priorità
per la competitività del territorio è quella dell'energia.
La Regione dovrà predisporre, come previsto dalla legge, un piano
energetico che verifichi l'adeguatezza delle infrastrutture esistenti
sia per la produzione di energia, sia per il trasporto, con l'obiettivo
di assicurare la disponibilità della quantità di energia
richiesta da un sistema sviluppato come quello lombardo.
La competizione internazionale è forte. Mai come in questo momento,
perché la regione Lombardia continui ad essere, nell'interesse
di tutti, il motore trainante del Paese, è necessaria un'azione
del governo regionale incisiva e tempestiva.
Marino
Vago
|
|