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Il
programma D'Amato: competitività, riforme e mezzogiorno
Il Presidente
designato di Confindustria: "Servono infrastrutture moderne, ma anche
un insieme di intelligenza e sistemi educativi all'avanguardia"
Antonio
D'Amato è il Presidente designato di Confindustria per il prossimo
quadriennio. La sua candidatura è stata approvata dalla giunta
di Confindustria il 9 marzo scorso e sarà sottoposta all'Assemblea
Generale il prossimo 25 maggio.
Quarantatre anni, napoletano, laureato in Giurisprudenza, Antonio D'Amato
è un imprenditore del settore della cartoplastica e degli imballaggi
per uso alimentare, con aziende in provincia di Napoli, Varese (ditta
Cartoprint Spa, associata alla locale Unione degli Industriali) e Bologna,
nonché all'estero, in Gran Bretagna, Belgio e Germania.
A soli 30 anni, per la scomparsa del padre, è passato a condurre
l'impresa di famiglia (Finseda), che negli ultimi anni è diventata
leader in Europa per la produzione di imballaggi per alimenti e leader
mondiale nel packaging per gelati e fast food.
D'Amato
è stato componente del consiglio direttivo della Confindustria
dal 1986; è stato anche consigliere incaricato per il Mezzogiorno
di Confindustria, carica che ha lasciato per assumere la presidenza dell'associazione
industriali di Napoli.
Dopo la sua designazione alla presidenza, Antonio D'Amato ha presentato
la sua squadra e il suo programma indicando come vicepresidenti: Marco
Tronchetti Provera (delega per le politiche per il mercato globale); Nicola
Tognana (politica industriale e regionale) e Andrea Mondello (rappresentanza
e organizzazione). A questi si affiancano i due vicepresidenti di diritto:
Francesco Bellotti, numero uno della piccola impresa e Edoardo Garrone,
neopresidente dei giovani industriali.
Completano la squadra i consiglieri: Francesco Rosario Averna (Mezzogiorno);
Enrico Bondi (Centro studi); Diana Bracco (innovazione e sviluppo tecnologico);
Guido Maria Barilla (education e conoscenza); Giancarlo Cerutti (internazionalizzazione
e promozione del sistema produttivo italiano nel mondo); Guidalberto Guidi
(relazioni industriali e affari sociali); Emma Marcegaglia (Europa).¤
Al centro del programma di D'Amato sono competitività, riforme e Mezzogiorno.
Per quanto
riguarda la competitività, il documento presentato alla giunta di Confindustria
sottolinea il fatto che non si può accettare la logica perdente
di misurare i nostri andamenti di oggi con il nostro passato. I termini
del confronto devono essere ciò che fanno ora, e ciò che
stanno per fare adesso, gli altri sistemi economici con i quali siamo
in concorrenza e, soprattutto, la velocità con cui lo fanno.
I "lacci e lacciuoli" di cui parlava la Confindustria di Guido
Carli 25 anni fa sono diventati, afferma D'Amato, veri e propri nodi scorsoi.
Ieri legavano le mani e rallentavano l'economia, oggi rischiano di soffocarla.
E' allora indispensabile disporre di infrastrutture materiali moderne,
efficienti e validamente funzionanti; ma è altrettanto irrinunciabile
sviluppare un insieme di dotazioni immateriali, di intelligenza e di modelli
di education comparabili con quelli delle regioni più avanzate.
Il documento di D'Amato si sofferma successivamente sulla necessità di
ridurre la pressione fiscale, di semplificare ulteriormente la burocrazia,
di completare le liberalizzazioni e privatizzazioni, di introdurre più
flessibilità nel mercato del lavoro, di far funzionare la giustizia civile,
di avere più legalità e sicurezza, di riformare lo stato sociale.
Nei riguardi del sistema politico - prosegue il documento - la Confindustria
deve continuare a salvaguardare la propria indipendenza e deve essere
fortemente determinata a perseguire l'obiettivo delle grandi riforme.
Su questo terreno, deve avere il coraggio di confrontarsi con governo
e sindacati non attraverso stanchi riti, ma attraverso azioni precise
nei contenuti e determinate sui risultati.
La concertazione non è un obiettivo, ma è uno strumento
che va utilizzato solo se, tutti insieme, governo e parti sociali, riusciranno
ad imprimere al processo di modernizzazione e di recupero di competitività
un'incisività ed una velocità maggiore di quella che ciascuno, nella propria
autonomia riesce ad imprimere.
Il recupero
del Mezzogiorno e delle altre aree in ritardo rappresenta una risorsa
straordinaria per accelerare la capacità di crescita di tutto il Paese.
L'obiettivo che il Paese deve sapersi dare è di riposizionare il
Mezzogiorno sul mercato degli investimenti internazionali. Oggi l'Italia
è in una posizione bassa della classifica, ma ha la possibilità
di conquistare in tempi brevi una posizione da leader.
L'obiettivo della competitività richiede anche una riforma del sistema
associativo. Per adeguare Confindustria alle nuove esigenze bisogna puntare
più sulle relazioni tra le componenti del sistema associativo piuttosto
che sulle loro prerogative. Per fare ciò, occorre costruire un
profilo del sistema associativo che persegua lo sviluppo della rappresentanza,
lo sviluppo dell'identità, lo sviluppo della rete.
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