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Dalle
rive del Verbano alla conquista del mercato cinese
Il successo
dell'IMF di Luino, un'azienda che ha fatto dell'apertura ai mercati di
diversi Paesi al mondo la sua carta vincente. La joint-venture con il
colosso delle Ferrovie cinesi.
E'
un'impresa laeder non solo in Italia ma anche in Europa nel settore delle
macchine di formatura chimica per fusioni industriali. Un'impresa che,
fondata nel 1972 per la produzione di mescolatori continui, ha subito
fatto della attenzione all'esportazione la sua carta vincente.
La IMF S.r.l. di Luino - Impianti Macchine Fonderie- è una realtà
che, nata sulla base delle conoscenze acquisite dal suo creatore Gabriele
Galante nel settore della fonderia, in quasi trent'anni ha sviluppato
la propria attività dapprima nella produzione di macchine individuali
e poi, man mano, ha esteso la sua gamma di prodotti fino a fornire delle
installazioni e delle fonderie complete secondo la formula "chiavi
in mano".
Sin
dal 1995 ha certificato il suo sistema di qualità e pertanto da
allora opera conformemente alle disposizioni stabilite dalle norme UNI
EN ISO 9001.
Oggi è presente sui principali mercati internazionali, il suo marchio
è a buon diritto sinonimo di No-Bake in tutto il mondo e l'export
costituisce l'85% del suo giro d'affari. Il tutto, però, sempre
tenendo ben presenti le proprie origini e la propria esperienza per stabilire
la politica di base: "concepire e costruire le macchine e le installazioni
secondo le effettive esigenze delle produzioni di fonderia".
Il suo centro di ricerca e di sviluppo è concentrato nello studio
e nella sperimentazione di soluzioni innovative, capaci di migliorare
i prodotti in termini di funzionalità, sicurezza e di rispetto per l'ambiente.
La concezione meccanica ed elettrica di ciascuna macchina o di una installazione
completa, così come la programmazione informatica, sono interamente
sviluppati all'interno dell'azienda.
La chiave vincente di IMF è comunque la presenza costante a fianco
dei clienti dallo studio di fattibilità fino alla produzione dei primi
pezzi.
In questo contesto s'inserisce la joint-venture, successivamente sviluppata
grazie anche alla collaborazione della Simest (vedi box), con il colosso
cinese delle ferrovie Qiqihar Railway Rolling Stock per dar vita a una
società, al 51% controllata dall'azienda di Luino, che realizza in una
provincia settentrionale della Cina una parte della produzione IMF destinata
a quel Paese.
Del resto, il business asiatico era stato avviato ormai da un decennio.
Alla Cina erano già stati venduti 44 impianti e proprio da questo successo
e dalla necessità di essere vicini ai clienti è giunta la spinta
all'accordo. "E' sulla base di queste indicazioni che abbiamo deciso,
insieme al nostro partner, di dar vita alla joint-venture - spiega Gabriele
Galante, che è anche al vertice dell'Associazione Europea dell'Impiantistica
per Fonderie - Noi continuiamo a fornire il know-how, la progettazione
e il controllo di qualità sulle produzioni e loro ci mettono le strutture
locali, la logistica e, naturalmente, la forza lavoro".
Una
soluzione che soddisfa appieno la proprietà luinese. "Rimaniamo
un'impresa a conduzione familiare. In Cina ci siamo arrivati da soli tanti
anni fa, prima dei più insidiosi concorrenti tedeschi, francesi
o americani. Siamo riusciti a mettere in piedi un'unità di produzione
sul posto che vanta un primato tecnologico indiscusso e dove verranno
assemblati impianti per fonderia progettati qui a Luino".
Il cuore dell'azienda rimane, infatti, in riva al Verbano, dove all'interno
dell'area Hussy operano un centinaio di addetti e dove un fabbricato spesso
e volentieri è messo a disposizione della cittadinanza per incontri
pubblici e convegni di carattere locale.
"Quella
cinese è una grande opportunità che siamo riusciti a cogliere,
così come siamo attenti a quello che il mercato offre nelle varie
parti del mondo. Ma questo non è affatto il primo passo per trasferire
l'intera fabbrica - precisa Gabriele Galante - Noi siamo nati a Luino
e vi rimarremo sino alla fine con i nostri dipendenti capaci di lavorazioni
ad altissimo valore aggiunto e di contenuto tecnologico senza pari".
A
Varese uno SPORTELLO LOCALE DELLA SIMEST
La Simest, Società Italiana per le Imprese all'Estero, con il Decreto
Legislativo 143/98 ha assunto un ruolo di rilievo nella gestione e
nell'erogazione di finanziamenti su progetti di internazionalizzazione
delle imprese italiane.
Sulla base dell'accordo di collaborazione stipulato da Confindustria
con la SIMEST, l'Unione Industriali della Provincia di Varese è
diventata il referente privilegiato della stessa Simest sul territorio,
attivando una sorta di "sportello operativo" allo scopo
di fornire alle imprese le indicazioni sulle agevolazioni offerte.
In particolare, il ruolo di gestore della Simest si sostanzia in procedure
d'intervento sia per la produzione, sia per la commercializzazione.
La prima procedura, sulla base della legge 100/90 per gli investimenti
italiani in Paesi non appartenenti all'Unione Europea, prevede la
partecipazione della Simest nel capitale sociale delle nuove imprese
costituite all'estero per una quota attorno al 25% e con il limite
di otto anni, al termine del quale le quote devono essere riacquistate
dal socio italiano. E' garantito il rifinanziamento a tasso agevolato
della quota di capitale apportato nell'investimento estero dal socio
italiano. Il finanziamento, che può arrivare al 70% della quota
conferita dal socio italiano, è rimborsabile in un massimo
di otto anni e il tasso applicato è pari al 50% di quello di
riferimento per il settore industriale.
La seconda procedura, invece, prevede che la Simest, ai sensi della
legge 394/81, supporti programmi di penetrazione commerciale che creino
una presenza stabile sui mercati esteri extra-UE con un finanziamento
a tasso agevolato fino a un massimo dell'85% delle spese, da restituire
entro sette anni. |
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