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Public
Utility: più pluralismo
La
situazione del nostro Paese appare più arretrata a quelli di altri
Stati europei
I servizi
pubblici locali in Italia sono erogati prevalentemente da imprese municipalizzate,
con il risultato di attribuire all'ente locale - Comune, Provincia o Regione-
il doppio ruolo di regolatore e di gestore.
La situazione del nostro Paese, dal punto di vista della liberalizzazione,
appare più arretrata rispetto a quello di altri Stati europei,
specialmente per quei comparti cosiddetti a "rilevanza industriale",
acqua, trasporti locali, rifiuti solidi urbani, gas ed energia non elettrica,
e complessivamente considerati come "public utilities".
Uno studio di Confindustria sul "Rilancio della competitività
in Italia" risalente al mese di novembre 1999 calcola che in questo
settore operino circa 1.000 imprese municipalizzate, con un fatturato
totale annuo di £.30.000 miliardi e circa 170.000 addetti.
Il settore non conosceva fino a qualche tempo fa strumenti market oriented;
gli affidamenti non erano regolati da meccanismi d'asta per l'assegnazione
o il rinnovo delle concessioni; non esistevano organismi indipendenti
di regolazione tecnica del mercato; le imprese non promuovevano l'efficienza
degli assetti industriali attraverso operazioni di separazione tra la
proprietà degli asset e la gestione delle reti.
Il pluralismo degli operatori in ambiente concorrenziale per l'apparato
produttivo nazionale avrà, secondo il recente studio di Confindustria,
almeno tre effetti positivi: l'accelerazione e, come nel caso dell'acqua,
l'avvio di importanti programmi di investimento; la riduzione dei costi
o il contenimento degli aumenti di costo per l'utenza di ciascun settore;
la trasformazione delle tariffe in prezzo, per attenuare le rigidità
esistenti e ridurre le rendite di posizione.
La proposta è quindi quella di concludere, nel più breve
tempo possibile, l'iter di approvazione del Disegno di Legge di iniziativa
governativa per la riforma dei servizi pubblici locale (DDL n. 4.014)
che configura un mercato effettivamente concorrenziale e trasparente,
con gestioni affidate solo mediante gara per i servizi a "rilevanza
industriale" e sottratte alla potestà dell'ente locale, cui
restano funzioni di indirizzo e gestione. Deve poi essere garantita una
reale parità di trattamento fiscale fra imprese pubbliche e private.
Queste, poi, le richieste relative ai singoli settori che giungono dal
sistema industriale italiano:
nel gas occorre applicare la già ricordata Direttiva europea in
materia di liberalizzazione del mercato;
nella raccolta e trattamento dei rifiuti l'obiettivo prioritario è
il rapido superamento degli affidamenti diretti;
nei trasporti pubblici locali vanno applicate le condizioni per l'apertura
del mercato già stabilite dal Decreto Legislativo n. 422/97;
quanto alle acque, infine, bisogna garantire il procedere del percorso
che quasi tutte le Regioni italiane hanno avviato definendo gli ambiti
ottimali sulla base della Legge Galli. Intervenire sul processo in corso
con altre norme di carattere nazionale potrebbe, al contrario, comportare
ulteriori ritardi in un processo di modernizzazione della rete degli acquedotti
di particolare interesse per il Paese.
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