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Museo
del Tessile: nuova sala per le "Nuove fibre"
In
un viaggio che inizia nel 1885 e giunge al 2000 la storia dell'industria
che caratterizza l'Alto Milanese
Una delle
ultime testimonianze di un'epoca e di una civiltà. Il giudizio
è di Dante Isella, curatore delle carte dello scrittore Vittorio
Sereni (1913 -1983) che costituiscono l'archivio luinese, acquisito dagli
eredi, e ora conservato e gestito a cura del Comune per conto proprio
e della Regione Lombardia. Il riferimento riguarda in particolare quel
nucleo di ben seimila lettere che si dice rappresentino la più
vasta documentazione della vita letteraria del Novecento indirizzate a
Sereni da poeti e scrittori amici o desiderosi di mettersi in contatto
con lui per sollecitarne il giudizio, il sostegno, l'autorevole critica.
Parte di quella preziosa mole di carte è per la prima volta offerta
al pubblico in una mostra in corso a Palazzo Verbania, primo assaggio,
per studiosi e ammiratori dello scrittore, dell'intero fondo, la cui definitiva
destinazione dovrebbe essere, sempre in Luino, a Villa Hussy. La Regione
ha infatti giustamente voluto privilegiare quale luogo di conservazione
e di memoria, tra i tanti della vita dell'autore di Frontiera, il paese
natale di Sereni.
Per tornare all'epistolario, così lo ha definito lo stesso Isella
nella rivista luinese Il Rondò: "un dialogo a più diversi
livelli, da quello dell'amicizia confidente a quello dell'attenzione prestata
con rara generosità anche all'ultimo esordiente: sempre con la
disposizione a non negarsi, a non lasciarsi sfuggire nessuna occasione
di stabilire un incontro sul piano dell'intelligenza e della sensibilità".
Tra i tanti nomi dei grandi figurano Sibilla Aleramo, che gli inviò
un'unica lettera nel 1947, la grande triade dei poeti Eugenio Montale,
Giuseppe Ungaretti e Umberto Saba, ma anche l'amico collega Attilio Bertolucci,
con un ininterrotto carteggio dal 1936 al 1980, e ancora Carlo Betocchi,
Corrado Alvaro, Riccardo Bacchelli, Giorgio Bassani, Carlo Bo, Valentino
Bompiani. Ma la straordinaria importanza dell'archivio Sereni - che sarà
messo a disposizione di studiosi e estimatori del poeta una volta completato
il lavoro di riordino - è data anche dalle preziose carte autografe
di testi, manoscritti e dattiloscritti di poesie e prose. Sereni fu infatti
anche raffinato prosatore e sono oltre quattrocento le sue prose edite.
Entrano infine nel fondo Sereni le traduzioni - figurano tra gli autori
preferiti Apollinaire, René Char, Carlos Williams - e le numerose
collaborazioni di colui che fu per anni direttore editoriale della Mondadori,
nonché indiscusso scopritore di talenti letterari : tra questi
l'amico Piero Chiara. Sereni, scopertane la vena narrativa, lo incitò
a scrivere. E Piero gli presentò i primi due capitoli di quello
che sarebbe diventato un best-seller: Il piatto piange. Fu l'inizio di
un successo destinato a non finire mai.
Non è un caso che accanto all'archivio di Sereni troveranno posto
anche molte carte di Chiara. Un appuntamento definitivo, per i due amici
scrittori, nella loro Luino.
Luisa Negri
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